Nella produzione grafica, la scelta di un colore può far diventare vincente o perdente un progetto di comunicazione pubblicitaria. Ecco come la ruota cromatica può diventare uno strumento fondamentale per non sbagliare

 

La ruota cromatica, o ruota del colore, fu inventata, o meglio dire scoperta (facendo attraversare la luce solare attraverso un prisma) da Isaac Newton. Se non sapete di cosa stiamo parlando, vi basti vedere l’immagine per associarla a qualcosa che, in forma simile o analoga, avete sicuramente già visto.

Questo schema circolare si basa sull’inserimento, su una fascia, di 3 colori primari (rosso, blu e giallo), 3 colori secondari (verde, arancione e viola, ottenuti dalla mescolanza di 2 colori primari) e da 6 colori terziari (ottenuti dalla mescolanza di un colore primario e di un colore secondario). Ovviamente la disposizione non è casuale, e avviene in base allo stesso ordine scoperto da Newton.

Facciamo un esempio per creare la nostra ruota.

 

Ecco, ora immaginate che un cartellone pubblicitario faccia
la stessa, identica cosa. Fantascienza? Assolutamente no! Già da almeno un anno
a questa parte, in Gran Bretagna e parte dell’Europa dell’Est, tutto ciò è già realtà!

Ma come funziona?

Per esempio, a questa fascia di 12 colori appena citata, circolare, che chiamiamo centrale, bisogna aggiungere, per ogni colore, 3 dosi graduali di bianco al di sopra (che vanno a comporre le fasce al di sotto di quella centrale) e, in maniera identica, 3 dosi graduali di nero (la proporzione deve essere la stessa), al di sopra di ogni colore della fascia centrale.

In teoria, al di sopra e al di sotto della fascia centrale, si possono aggiungere meno cerchi. Chiaramente, più ne abbiamo e più siamo precisi.

Più facile a vedersi che a spiegarsi.

Il risultato finale è che, in orizzontale o in verticale otteniamo un’armonia di tonalità e di continuità fra più colori (in orizzontale) o fra lo stesso colore (in verticale).

Due colori presi agli opposti, o comunque in posizioni non convergenti, rischiano di creare disarmonia tra gli elementi, e quindi creare persino un effetto fastidioso a chi vede.

Nel mondo grafico non è sempre un male associare colori opposti o comunque non contigui nella fascia cromatica (basti pensare ai contrasti che creano le animazioni per bambini). Tuttavia, se si punta all’eleganza o alla coerenza nei colori di una Brand Identity, è bene tener conto di questa matrice.

Con la stessa, medesima tecnica, si ottengono le scale di grigi tanto care a chi privilegia l’eleganza della semplice combinazione tra bianco e nero.

La ruota è molto flessibile, ed è molto facile giocare con contrasto, tonalità e saturazione per ottenere infinite variabili. Inoltre i colori possono essere additivi o sottrattivi (i primi sono quei colori – rosso, verde e blu – che, mescolandosi, danno origine al bianco; i secondi sono quei colori – giallo, ciano e magenta – che, mescolandosi, danno origine al nero. Ma qui già si entra molto nei dettagli.

Sperando di aver semplificato al massimo la spiegazione, vogliamo far passare un messaggio: nella stampa la scelta dei colori è…primaria! E, se siamo noi artefici delle grafiche, i colori (salvo indicazioni espresse del cliente) non sono mai casuali, ma frutto di una scienza. Parola di…Isaac Newton!