Una pubblicità chiaramente sessista apparsa a Napoli ha scatenato le proteste della popolazione. Una vera Case History di come (per noi) non si dovrebbe mai fare pubblicità!

Negli anni’80, nel periodo d’oro della commedia sexy italiana, probabilmente non avrebbe fatto scalpore. Ma oggi, ai tempi del #metoo e, soprattutto, con una revisione generale del buon gusto e delle regole etiche, delle pubblicità come quella proposta a Napoli da una tipografia locale diventano improponibili.

A far infuriare il web, e non solo, è la pubblicità (che vedete nella foto) per promuovere la stampa di mega-poster di mt 6×3 a 12€ accompagnata dalla formula “6×3=12 Bravo! La maestra è proprio buona”.

Niente da dire se non per il “piccolo” particolare: la maestra, “buona” per aver giudicato con un “bravo” il calcolo apparentemente errato è in abiti sin troppo succinti, con giarrettiere bianche in grande evidenza ed una minigonna che arriva a metà glutei.

Il tutto, esposto in strada agli occhi di categorie sensibili (bambini in primis), ha scatenato l’indignazione generale, espressa in maniera massiva sui Social Media.

Non vogliamo fare i bacchettoni, per carità, e sappiamo che anche la pubblicità, a volte, deve essere provocatoria. Tuttavia, riteniamo sbagliato confondere il buon gusto con la provocazione, e l’originalità con la volgarità.

Noi come Qtecno, se un cliente ci avesse chiesto di realizzare una pubblicità su questo tono, o persino se ci avesse fornito il file già ultimato, ci saremmo letteralmente opposti alla stampa, mandando il cliente altrove.

Non ci è dato sapere che fine hanno fatto i cartelloni incriminati (la notizia è di pochi giorni fa), ma, data l’indignazione popolare, pensiamo che abbia i giorni contati.