Definiti carta straccia da molti, i manifesti e i biglietti cartacei hanno avuto un ruolo rilevante nelle ultime elezioni federali

Poco tempo fa, il direttore di un’agenzia creativa ticinese aveva dato per morti i manifesti elettorali. Non tanto come mezzo in sé, ma per la loro anonimità e mancanza di originalità.

Sul fatto che spesso e volentieri i politici tralascino alcuni aspetti di marketing per fare dei manifesti effettivamente un po’ piatti possiamo discutere, ma sul fatto che, invece, il cartaceo aiuti ad ottenere più voti, sembra non ci sia proprio discussione.

Le ultime elezioni federali hanno confermato come le facce dei politici sui loro manifesti o su altri supporti facciano ancora la loro parte. A dircelo è una ricerca dell’agenzia zurighese Innofact, il cui estratto è stato pubblicato sul Tio (https://www.20minuti.ch/svizzera/attualita/1398459/quando-i-manifesti-vengono-vandalizzati-dalle-mucche) il giorno dopo della chiusura dei seggi.

Questo quanto riportato:

“Secondo uno studio Innofact – il 38% dei cittadini aveva indicato di essere stato influenzato dai cartelloni (per i volantini nella buca lettere la percentuale era invece del 34%)”.

Cifre che sorprendono chi non fa questo lavoro. Noi, da operatori, abbiamo constatato come l’investimento da parte di partiti e politici, su manifesti e cartaceo in generali, in tempi di elezioni, sia diminuito solo marginalmente (anche per compensare l’aumento di budget destinati alle Ads sui Social Media), e crediamo fermamente che, se gli attori politici continuino a usare servizi di stampa manifesti come i nostri, qualche valido motivo ci sarà pure.

Insomma, nell’era digital un altro punto a favore di quella che viene definita pubblicità tradizionale. Che, però, quando fatta ad arte, può essere veramente dirompente e innovativa.