È possibile che alcuni dei trend grafici previsti per il 2020 siano in assoluta controtendenza tra di loro? Assolutamente sì, ed ecco il perché.

Molti analisti della grafica e della pubblicità hanno previsto che il 2020 sarà l’anno della definitiva affermazione del minimal, ovvero quello stile che riduce al minimo il copy (la parte scritta) e l’illustrazione (o l’immagine), con un solo colore di sfondo (spesso molto sobrio) che crea ampi spazi vuoti affinché l’occhio si concentri su pochi particolari e il messaggio veicolato abbia notevoli possibilità di entrare nella mente del pubblico.

Effettivamente, anche noi, in questi ultimi anni, abbiamo notato come la semplicità sia più efficace di grafiche “barocche” e testi che spiegano per filo e per segno ogni particolare.

Eppure, a dispetto di un trend incontrovertibile, non mancano i fervidi seguaci del “massimalismo” (considerato, da molti, un approccio classico alla pubblicità) con informazioni esaustive, pluralità di immagini e di messaggi. Una situazione che si giustifica quando, effettivamente, le informazioni importanti da dare in pasto al pubblico sono numerose e, soprattutto, quando sappiamo che il pubblico ha la voglia e la pazienza di conoscerle tutte.

Esiste un terzo trend, quello della “tipografia flessibile”, che, pur partendo da un approccio minimale, grazie alla distorsione o alterazione dei caratteri tipografici, abbandona la pura sobrietà per creare una situazione grafica complessa e interessante, che finisce per abbracciare il massimalismo. Abbiamo potuto apprezzare, qui in Ticino, questo stile su numerosi manifesti dedicati alle mostre temporanee in alcuni spazi culturali del Cantone. Non proprio una via di mezzo tra le prime due correnti, ma di sicuro un’evoluzione che tiene conto di entrambi e che, studiando il nostro settore, è effettivamente in crescita.

In conclusione, gli stessi trend previsti per l’anno appena cominciato variano molto a seconda del punto di vista di chi fa le previsioni; ma è innegabile che gli addetti ai lavori sappiano leggere ciò che avviene intorno a loro e capire anche l’evoluzione del gusto dei clienti.

Già, perché in fondo, a determinare le mode e le correnti, specie nella pubblicità, non sono gli esperti bensì il riscontro ottenuto dal pubblico e anche le esigenze dei committenti che, sempre più spesso, hanno le idee molto chiare già nella primissima fase della campagna pubblicitaria. Sicuramente, anche noi di Q-Tecno terremo conto dei “rumors” che provengono dall’ambiente, ma la conoscenza del territorio e delle sue dinamiche è prioritaria rispetto a qualsiasi moda.