L’azienda russa StartRocket ha in programma il lancio in orbita dei satelliti cubici in miniatura con vele riflettenti che comporranno, accendendosi in sincronia, specifiche immagini alla Terra

StartRocket, azienda fondata dal russo Vlad Sitnikov, prevede di lanciare nello spazio costellazioni di centinaia di CubeSat, satelliti miniaturizzati di forma cubica, ciascuno dei quali dotato di una vela riflettente, in modo da far visualizzare, in cielo dalla Terra, annunci pubblicitari, così come – forse – anche messaggi sia di emergenza, sia legati ad eventi.
Chiariamo meglio un concetto fondamentale: non ci riferiamo a satelliti che inviano il loro segnale sulla Terra per essere trasmessi sui vari canali televisivi; parliamo, invece, di composizioni luminose che si attivano nello spazio e che saranno visibili ad occhio nudo sul nostro pianeta!
I messaggi potranno essere relativi a terremoti, incendi e blackout piuttosto che alle Olimpiadi e al Super Bowl di football americano. Anche se Sitnikov non esclude di esordire, come possibile primo messaggio, con “Felice anno nuovo!” o con un segno di pace.
Nonostante questo specifico progetto di comunicazione spaziale sia nuovo, non è il primo del genere nella storia ad essere stato pensato.
Nel 1993, una società americana voleva lanciare un foglio di Mylar, o polietilene tereftalato, largo un chilometro quadrato: lo “Space Billboard”. La Francia ha valutato di festeggiare gli anniversari della Rivoluzione francese e della costruzione della Torre Eiffel con una serie di satelliti chiamati l’“Anello di Luce”. Le Olimpiadi statunitensi di Atlanta del 1996 avrebbero anch’esse potuto esser celebrate in orbita, ma i finanziamenti non furono sufficienti.
Sitnikov, che non è scienziato né ingegnere, ha lanciato sulla sua pagina Facebook una sorta di gara dove ognuno dei suoi follower potesse esporre un’idea su cosa e come comunicare nello spazio. Ha prevalso quella dell’Istituto Skolkovo di Scienza e Tecnologia, che aveva proposto di utilizzare piccoli satelliti con vele riflettenti che si spiegano e si ribaltano.
Con un insieme da 200 a 300 pezzi più alcuni di ricambio, StartRocket prevede di utilizzare la vela lunga 10 metri di ogni satellite come se fosse un pixel: una volta schierata è “accesa”, quando è nascosta è “spenta”. Nell’orbita più bassa, i satelliti si troverebbero ciascuno a circa 100 metri di distanza dall’altro. Illuminandone diversi, si possono così creare immagini varie.
La sfida più ardua sarà controllare, regolare e coordinare i movimenti di centinaia di satelliti, essendo necessario rintracciare continuamente la loro posizione, e questa sì che è materia da scienziati e ingegneri.
In ogni caso, è facile prevedere che l’orbita terrestre sarà una delle frontiere prossime del marketing e della pubblicità di questo nuovo millennio.